Le InMail di LinkedIn sono messaggi diretti a pagamento che permettono di contattare utenti con cui non hai un collegamento di primo livello. Vediamo perché non dovresti usarle.
Cosa sono le InMail LinkedIn e come funzionano
Le InMail rappresentano lo strumento nativo di messaggistica avanzata messo a disposizione da LinkedIn per raggiungere i profili esterni alla propria rete diretta. Nella mia attività quotidiana di consulenza sulla gestione delle campagne Ads e sull’ottimizzazione degli account commerciali B2B, riscontro una profonda confusione strategica su questo formato. Le InMail si distinguono per un’impostazione formale simile a un’email tradizionale: prevedono un oggetto, un testo lungo e un’etichetta visibile nell’inbox del destinatario che segnala la provenienza sponsorizzata o da abbonamento.
Differenza tra InMail e messaggio normale
Un messaggio standard su LinkedIn può essere inviato gratuitamente e senza limitazioni di crediti soltanto alle persone già presenti tra i propri contatti di primo livello.
L’InMail supera questo vincolo di rete: permette di entrare nella casella di posta di un utente di secondo o terzo livello senza attendere che accetti una richiesta di contatto.

All’interno dell’inbox, l’InMail viene contrassegnata in modo distinto rispetto alle conversazioni ordinarie, mettendo subito in evidenza l’assenza di un collegamento pregresso.
Chi può inviarle e con quali piani e crediti
L’utilizzo delle InMail è subordinato alla sottoscrizione di un abbonamento Linkedin Premium o all’uso delle piattaforme proprietarie di LinkedIn. Chi possiede un account gratuito non ha a disposizione crediti InMail su base mensile.
Il volume di messaggi disponibile varia in base al tipo di licenza attivo:
- LinkedIn Premium Career e Business: mettono a disposizione un pacchetto ridotto di crediti mensili (da 5 a 15), pensato per utilizzi occasionali.
- LinkedIn Sales Navigator: fornisce solitamente 50 crediti InMail al mese per ciascuna licenza, dedicati allo sviluppo di nuove relazioni commerciali.
- LinkedIn Recruiter: garantisce la quota più alta, raggiungendo 150 crediti mensili focalizzati sull’acquisizione di talenti.
Il funzionamento del sistema prevede la restituzione del credito se il destinatario risponde al messaggio entro 90 giorni: questa regola premia le interazioni capaci di avviare un dialogo reale e penalizza le comunicazioni irrilevanti.
Perché le InMail sembrano la soluzione perfetta e perché non lo sono più
La promessa delle InMail appare lineare per chi deve fare sviluppo commerciale B2B: raggiungere direttamente i decisori aziendali scavalcando i tempi della rete. Sul campo, analizzando la gestione dei clienti e i dati delle campagne, questa scorciatoia mostra forti limiti di conversione.
La promessa: contattare chi non è nella tua rete
Il punto di forza risiede nella capacità di scavalcare le connessioni mancanti. Scrivere direttamente a un direttore acquisti o a un amministratore delegato senza attendere l’accettazione del contatto offre l’illusione di velocizzare la trattativa. Lo spazio ampio per il testo e la presenza dell’oggetto permettono di articolare l’offerta senza i vincoli sintattici dei 300 caratteri tipici delle note di collegamento. Per molto tempo questo formato è stato il pilastro dell’outreach commerciale.
Il problema reale: la lead generation a freddo è morta
La lead generation basata su messaggi a freddo non sollecitati ha perso efficacia sia sul feed di LinkedIn sia dentro Sales Navigator. I decisori aziendali ricevono quotidianamente decine di InMail identiche, generate da automazioni o basate su modelli preimpostati.
Questa saturazione produce conseguenze chiare: i destinatari hanno sviluppato una naturale cecità verso i messaggi etichettati come InMail, ignorandoli a prescindere dai contenuti. Un messaggio commerciale inviato a chi non conosce il tuo nome viene percepito come un’intrusione sgradita. Di conseguenza, la percentuale di conversazioni avviate tramite InMail a freddo è crollata, rendendo il costo per credito sproporzionato rispetto ai ritorni commerciali concreti.
Il rischio nascosto: l’illusione delle risposte e il danno sui contatti persi
Molti professionisti credono che le InMail funzionino ancora solo perché, inviandone ad esempio 100, riescono comunque a ottenere 10 risposte.
Questo genera un’illusione pericolosa: ci si concentra su quel 10% di risposte, ignorando completamente cosa succede con il restante 90%: la maggior parte di questi utenti non solo non risponderà mai più a comunicazioni future, ma con ogni probabilità considererà quel messaggio come spam, arrivando fino a bloccare il tuo profilo.
Inviando InMail a freddo rischi quindi di bruciarti per sempre un’ampia platea di potenziali clienti strategici, rovinando la tua reputazione professionale prima ancora di aver avviato un reale contatto.
“A me funziona!”: il falso mito delle metriche di risposta
Nelle mie sessioni di formazione e consulenza incontro spesso commerciali entusiasti perché convinti che l’InMail funzioni ancora benissimo.
La loro argomentazione si basa su un calcolo illusorio: dicono che su 50 messaggi inviati a freddo hanno ottenuto 5 risposte, giudicando il risultato un successo. Quello che dimenticano completamente di valutare è l’impatto sugli altri 45 utenti che hanno ignorato la comunicazione.
Una percentuale consistente di quei 45 decisori non si è limitata a chiudere il messaggio, ma ha scelto di bloccare il profilo o segnalarlo come spam. Questo significa che la tua azienda si è preclusa ogni visibilità futura verso quei contatti sia su LinkedIn sia sugli altri canali digitali, danneggiando la reputazione del brand e bruciando account strategici in modo irreversibile.
La visibilità dipende da LinkedIn Ads: contattare solo chi ti conosce già
La costruzione di una strategia di social selling B2B efficace richiede un cambio di prospettiva: la visibilità e la fiducia non si creano al momento del messaggio, ma si costruiscono prima attraverso la pubblicazione organica e l’uso combinato di campagne LinkedIn Ads e social selling.
Perché contattare solo i profili già raggiunti con certezza
Oggi la vera discriminante nelle conversioni B2B è la certezza che il target abbia già incontrato il tuo brand prima di ricevere un contatto diretto. Scrivere a freddo a un utente che non ha mai visto i tuoi contenuti porta a tassi di rifiuto elevatissimi.
Attraverso le campagne LinkedIn Ads è possibile mostrare inserzioni sponsorizzate, case study e contenuti autorevoli a un pubblico selezionato per azienda, ruolo o settore. Solo quando quel pubblico è stato esposto con frequenza costante ai tuoi contenuti commerciali e formativi, il profilo risulta pronto per l’interazione diretta. Contattare unicamente chi abbiamo già raggiunto con certezza azzera la percezione di spam e trasforma la vendita a freddo in una conversazione naturale tra professionisti.
La nota di collegamento con nota personalizzata
Una volta scaldato il target tramite le campagne Ads, la richiesta di collegamento diretta con nota personalizzata supera l’InMail sotto ogni aspetto. Quando un decisore riceve una richiesta di rete da un professionista di cui ha già letto articoli o visto sponsorizzate nel feed, il tasso di accettazione cresce in modo significativo. La nota di collegamento non trasmette l’effetto di una vendita sponsorizzata a pagamento, ma l’invito paritario a consolidare un contatto di rete professionale.
Le InMail possono funzionare al limte solo in questi casi
L’uso delle InMail conserva una validità strategica in contesti operativi ben perimetrati.
Recruiting mirato su profili passivi
Nella ricerca di personale specializzato, le InMail mantengono una risposta elevata. Un candidato passivo valuta la proposta di carriera inviata da un recruiter come un’opportunità di valore e non come una sollecitazione commerciale.
Follow-up dopo un’interazione reale avvenuta
Dopo una fiera di settore, un evento aziendale o un meeting, l’InMail può fungere da ponte immediato se non abbiamo riscontro dalla richiesta di collegamento, perché l’interlocutore riconosce l’autore della comunicazione, rendendo il messaggio diretto un mezzo efficace per inviare documenti o sintesi operative senza attendere l’accettazione della richiesta di contatto.
Inmail su contatti già scaldati (campagne Linkedin Ads o Smartlink)
Se l’azienda ha campagne Linkedin Ads attive e non riceve alcuna risposta da chi ha interagito con certezza per mezzo di campagne LinkedIn Ads o Smartlink è un tentativo che si può fare soprattutto con chi usa poco la piattaforma e potrebbe avere diverse richieste di collegamento in attesa di essere approvate.
Come scrivere una nota di collegamento efficace
Sostituire l’InMail con la richiesta di connessione richiede la massima cura dei 300 caratteri previsti da LinkedIn. L’obiettivo non è fare una pitch di vendita, ma fornire un motivo professionale e pertinente per accedere alla rete.
Struttura in 2-3 righe
Una nota efficace deve essere essenziale e costruita in tre passaggi legati all’interlocutore:
La prima riga stabilisce il gancio comune, facendo riferimento a un tema di settore o a un contenuto sponsorizzato incrociato sulla piattaforma. La seconda riga motiva la richiesta, esplicitando l’interesse a seguire i rispettivi aggiornamenti di settore. La terza riga chiude la nota con un saluto formale, escludendo inviti a chiamate commerciali o link esterni.
Errori comuni da evitare
Per massimizzare le conversioni occorre evitare l’inserimento di link a siti web, schede prodotto o inviti ad appuntamenti conoscitivi nella prima nota. L’uso di collegamenti esterni segnala immediatamente un intento di vendita automatizzato. Vanno inoltre eliminate le frasi fatte prive di agganci specifici al settore dell’interlocutore.
Domande frequenti sulle InMail LinkedIn
Cosa sono le InMail su LinkedIn?
Le InMail di LinkedIn sono messaggi diretti a pagamento che permettono di contattare qualsiasi utente sulla piattaforma, anche in assenza di un collegamento di primo livello o di connessioni comuni.
Quante InMail si possono inviare al mese?
Il numero di InMail inviabili varia in base al piano abbonamento attivo, spazando dai 5 crediti mensili di Premium Career fino ai 50 crediti di Sales Navigator e ai 150 di Recruiter.
Le InMail sono incluse in Sales Navigator?
Sì, le licenze Sales Navigator includono un pacchetto di crediti InMail mensili, con riaccredito del gettone se il destinatario risponde entro 90 giorni dall’invio.
È meglio inviare InMail o una richiesta di collegamento?
Nelle strategie di social selling B2B è nettamente preferibile inviare una richiesta di collegamento con nota personalizzata dopo aver scaldato il contatto con campagne LinkedIn Ads mirate.
L’efficacia su LinkedIn non si ottiene cercando scorciatoie di messaggistica massiva, ma costruendo la fiducia dell’interlocutore prima del primo contatto. Un approccio integrato che combina visibilità sponsorizzata tramite Ads e relazioni organiche assicura risultati superiori nel tempo. Per definire la strategia più adatta alle tue esigenze aziendali, puoi richiedere un supporto personalizzato sui miei servizi di consulenza LinkedIn Ads e social selling B2B.




